Le ville romane in Toscana del I secolo a.C., edifici adibiti ad agricoltura e allevamento.

Le ville romane in Toscana

La diffusione delle ville rustiche romane in Italia e in Toscana si ha a partire dal I secolo a.C., quando l'espansione dell'impero romano nel mediterraneo generò un notevole flusso di schiavi che venivano impiegati nell'agricoltura.

In seguito la crisi dell'agricoltura, causata dal decentramento delle attività produttive nelle colonie a partire dal II secolo d.C. toglierà importanza alle ville rustiche romane, riducendole a residenze di campagna che verranno abbandonate a partire dal IV secolo.

Come risulta dagli scavi effettuati nei pressi di Pulica, che hanno portato alla luce la Villa Romana del Vergigno, le ville romane erano caratterizzate da un edificio che aveva una duplice funzione. Era costituita da una parte dedicata alle attività produttive e agricole (pars rustica) e da una parte residenziale o signorile che serviva da residenza del proprietario (dominus).

Il proprietario (dominus) possedeva solitamente più ville in quanto si spostava nelle diverse città per affari e quindi abitava in villa solo per alcuni periodi. La villa era quindi custodita da un uomo di fiducia che provvedeva anche ad amministrare l'azienda. Insieme all'uomo di fiducia e alla sua famiglia vi abitavano gli artigiani addetti alla costruzione e alla riparazione degli attrezzi agricoli, mentre in apposite sorvegliate e chiuse si trovavano gli schiavi che erano addetti ai lavori agricoli.

Attorno alla costruzione principale della villa si trovavano altri edifici adibiti allo stoccaggio dei prodotti agricoli o all'allevamento del bestiame, mentre gli addetti a queste attività abitavano solitamente in capanne o modeste abitazioni disseminate nel territorio in prossimità della villa. Anche gli edifici e le costruzioni testimoniano come fosse importante l'agricoltura in Toscana fin dal periodo dei romani.