La Via Francigena nel territorio di Fucecchio

Se volete fare una vacanza in Toscana diversa dal solito, vi consigliamo di percorrere un tratto della Via Francigena, lungo il quale incontrerete antiche abbazie, pievi, monasteri, conventi, città d'arte e luoghi termali un tempo destinati ad accogliere i pellegrini diretti a Roma.

In epoca medievale, la Via Francigena o Romea era una delle strade più importanti d'Europa, che partiva da Canterbury e terminava a Roma, percorsa dai pellegrini che si recavano a Roma.

Nel Medioevo era consuetudine per i credenti recarsi nei luoghi considerati sacri per la loro Fede, rappresentati dal Santuario di San Giacomo da Compostela, da Roma e da Gerusalemme la città santa per eccellenza.

La Via Francigena nel tratto che passa per la Toscana e la Valdelsa, oltre ad avere diverse varianti di percorso, attraversa non solo lo splendido paesaggio della campagna ancora incontaminato, ma tocca dei veri e propri luoghi di culto con i suoi tesori d'arte e cultura.

Lungo il percorso, che richiedeva non meno di 75/80 giorni di viaggio a piedi o sul dorso di un mulo, si trovavano numerosi ospizi e locande per dare ristoro ai pellegrini e viandanti.

Del percorso originario nel territorio di Fucecchio, che coincide solo in parte con l'attuale Via Romana Lucchese, è ancora visibile, in località Galleno per alcune centinaia di metri, un tratto di selciato appartenente all'antico percorso della Via Francigena.

Da Lucca, considerata uno dei punti di partenza per i pellegrini che attraversavano la Valdelsa, passando per Porcari ed Altopascio, la Via Francigena raggiungeva l'ospizio per i pellegrini di Santa Trinita di Cerbaia chiamato "Ospedaletto" e sempre attraversando i boschi delle Cerbaie, seguendo l'attuale confine tra le province di Firenze e Pisa, raggiungeva la località Poggio Adorno dove era situato un altro ospedale.

Da qui la Via Francigena proseguiva fino a Ponte a Cappiano, dove già nell'anno 1000 esisteva un ponte che permetteva di attraversare il fiume Usciana, e risaliva la collina di Fucecchio passando per il castello di Salamarzana per poi riscendere lungo il fiume Arno.

La Via Francigena era anche percorsa da crociati, viandanti, mercanti e re, fu per questo Fucecchio ed altre città della Toscana attraversate da questa importante strada, poterono sviluppare una forte economia legata ai traffici commerciali che vi transitavano.

Storia del Padule di Fucecchio

Il Padule di Fucecchio si è formato a causa del ristagno delle acque provenienti dalla Valdinievole, il cui deflusso era impedito dai deposti alluvionale del fiume Arno.

Le prime notizie sul Padule di Fucecchio risalgono alla metà dell'VIII secolo, e già nel 1279, per regimare le acque, Lucca ordinò di abbattere e pescaie che sfruttavano il fiume Usciana.

L'area paludosa fu soggetta a diverse opere da parte dell'uomo fin dal XV secolo, quando la Repubblica di Firenze sbarrò il fiume Usciana per assicurare all'interno del padule una vasta riserva di pesce, che al tempo era considerata una risorsa fondamentale per la popolazione locale anche se invase buona parte della campagna intorno, originando continue liti tra Fucecchio – tendende alla bonifica per scopi agricoli - e Firenze.

Inoltre il flusso delle acque del fiume Usciana, oltre a dare energia ai mulini situati lungo le sponde, era anche una via di comunicazione per il trasporto delle merci.

Nel 1549, per volontà di Cosimo I dei Medici, venne effettuata una parziale bonifica delle aree paludose al fine di promuovere l'agricoltura. Venne edificato un nuovo Ponte fortificato nei pressi di Cappiano che oltre a servire da pescaia, aveva la funzione di passaggio dei pellegrini che transitavano sulla Via Francigena.

Tuttavia, le pessime condizioni igieniche del padule, favorirono l'insorgere di una epidemia che nel 1756 decimò la popolazione di Fucecchio.

Verso la fine del 1700 il granduca di Toscana Pietro Leopoldo I fece nuovamente bonificare l'area paludosa, mise in vendita le fattorie e fece demolire la pescaia di Ponte a Cappiano facendo defluire le acque del lago nel fiume Arno.

Oggi, del Padule di Fucecchio rimane la più importante area paludosa della Toscana con itinerari naturalistici attraverso i quali è possibile ammirare caratteristiche e rare piante, oltre ad uccelli che qua hanno trovato il loro habitat naturale.

Cenni storici

La storia di Fucecchio è legata ai conti Cadolingi, una delle più potenti famiglie della Toscana di origine pistoiese, che già nell'anno 1000 possedeva terreni e castelli nella Valdinievole e nel Valdarno inferiore.

Spinti dalla necessità di aumentare la propria potenza, i conti Cadolingi, trovarono nella zona di Fucecchio, il luogo ideale per costruire un centro di controllo dei loro interessi, in quanto il territorio era equidistante dalle maggiori città della Toscana come Pistoia, Lucca, Pisa e Firenze, e i più si trovava all'incrocio di due importanti vie di comunicazione: la Via Francigena, che vedeva il transito dei pellegrini diretti a Roma e il Fiume Arno, a quel tempo navigabile, su cui venivano trasportate le merci dirette a Firenze e a Pisa.

Per questo poco prima dell'anno 1000 fecero costruire, su un'altura, il Castello di Salamarzana.

In prossimità del ponte sul fiume Arno e del porto, si sviluppò il secondo nucleo abitativo di Fucecchio col nome di Borgonuovo, nei pressi della Chiesa di San Salvatore e del monastero Benedettino.

Agli inizi del XII secolo, un'alluvione del fiume Arno costrinse i monaci a costruire il monastero nel vicino Castello di Salamarzana, ed ancora oggi, anche se profondamente ristrutturato durante gli ani, è possibile visitare la Chiesa di San Giovanni e la vicina abbazia.

Dopo la fine della dominazione da parte dei Cadolingi, nel 1113, Fucecchio attraversò un periodo di decadenza, a causa delle continue dispute tra Firenze, Lucca e Pisa che cercavano di conquistare il territorio lasciato dalla potente famiglia toscana.

Fu solo verso la fine del 1200 che Fucecchio iniziò a dare i primi segni di sviluppo con la ripresa delle attività agricole, al punto che a seguito della crescita demografica fu necessaria la costruzione di una nuova cinta muraria.

Agli inizi del XIV secolo, dopo distaccò da Lucca per sottomettersi a Firenze, Fucecchio raggiunse un periodo di massima espansione, interrotto da una grave pestilenza che decimò la popolazione con il conseguente abbandono delle campagne.

I primi segni di ripresa si ebbero a partire dal 1500, con la vendita a basso costo dei terreni e la nascita di fattorie di proprietà dei ricchi fiorentini come la famiglia dei Medici, la quale dette un nuovo impulso all'economia locale e richiamando molte persone anche dai territori limitrofi.

Il Castello di Salamarzana, perduta la sua rilevanza militare, venne trasformato in fattoria, insieme alla costruzione di nuovi edifici e palazzi signorili,

Nel 1643 l'intero castello di Salamarzana passò ai Corsini, mentre nella seconda metà del XVIII secolo venne bonificata parte della palude di Fucecchio contribuendo al recupero di terreni inutilizzati.

La storia di Fucecchio è particolarmente legata alle vicine zone paludose - oggi sono un'importante riserva naturalistica -, che, oltre ad essere un'importante riserva di pesce, come testimoniato dai vari porti che riaffacciavano sulle sponde della palude, erano particolarmente adatte alla coltivazione della "sala", un particolare tipo di erba usata per rivestire fiaschi o intrecciare cappelli, diede inizio alle prime attività manifatturiere e artigianali fino al secondo dopoguerra, periodo in cui si affermò l'industria della lavorazione della pelle.

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La Via Francigena a Fucecchio
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Qual'è l'origine del nome di Fucecchio?
Per quanto possa sembrare strano, il nome di Fucecchio non ha niente a che fare con il noto Castello di Salamarzana.
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Cosa significa Sala Marzana?
Salamarzana è il nome che ancora oggi porta la piazza principale del paese di Fucecchio.
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Lavorazione e industria della pelle

Anche se l’uomo utilizza da sempre la pelle per vestirsi e proteggersi dal clima, in Toscana, la lavorazione della pelle risale all’epoca medievale, e già nella metà del XVIII secolo era diffusa in tutta la regione. Per questa ragione nella Valdelsa da secoli si è diffusa la produzione di  tomaie, suole, calzature, finimenti per selle, guanti, valigeria, stampa di cuoiami e accessori vari.

L’industria della pelle, così come è avvenuto per l’industria del vetro a Empoli, della ceramica e della terracotta a Montelupo, fu favorita dalla posizione geografica della Valdelsa e dalla presenza di vie di comunicazione consolidando una forte tradizione commerciale. Partendo da Pisa, già nota per la concia delle pelli, grazie al trasporto fluviale sul fiume Arno dove le merci venivano trasportate dai navicellai, la lavorazione delle pelli si diffuse per tutto il basso valdarno fino a Firenze.

Anche l’ambiente naturale ricco di boschi e d’acqua (tra l’altro, particolarmente adatta alla concia delle pelli bianche perché priva di ferro), ha favorito lo sviluppo e la crescita della  nuova industria.

L’impulso all’economia dato dai Lorena nella seconda meta del XVIII secolo con un buon numero di provvedimenti tesi a semplificare i dazi e la libera circolazione delle merci permise un’ulteriore crescita delle concerie, non solo a Pisa e a Firenze, ma anche a Fucecchio, Empoli, Santa Croce, San Miniato ed altri paesi della Toscana e della Valdelsa. In particolare, sulla scia della lavorazione della pelle, a Fucecchio si sviluppò l’industria delle calzature tanto che già nella seconda metà del settecento, era consistente la presenza di calzolai e ciabattini.

Tra il 1810 e il 1820 compariva  in alcuni documenti del paese di Santa Croce (nei pressi di Fucecchio) il mestiere del "cojaio", cioè delle persona addetta alla concia delle pelli.

L’ulteriore diffondersi della lavorazione della pelle che da semplice attività artigianale divenne una realtà industriale, causò le proteste di numerosi cittadini per i cattivi odori delle pelli e degli scoli putridi dei risciacqui che avvenivano durante il processo di lavorazione.

Verso la fine del 1800 la forte concorrenza delle industrie del nord Italia ma anche della Germania, Austria e Francia e l’aver trascurato un rinnovamento tecnologico, causò una crisi per l’industria della pelle. I produttori e gli industriali del settore della pelle, tuttavia reagirono orientandosi a prodotti meno raffinati ma indirizzati ad un consumo di massa e ad un mercato più ampio. Una scelta giusta, che consentì all’industria conciaria, nel complesso, di resistere alle difficoltà ed alla crisi contrapponendosi alla tendenza nazionale al declino.

La costruzione della ferrovia e delle moderne superstrade dette poi un nuovo impulso all’industria della pelle a partire dal secondo dopoguerra favorendo la distribuzione e diffusione dei prodotti dell’artigianato conciario della Valdelsa.

Da allora l’industria della pelle si è raffinata e ancora oggi è conosciuta in tutta Italia, con prodotti di altissima qualità e manifattura, come l’abbigliamento in pelle e calzature esportati in tutto il mondo.

Sport e tempo libero

Il ricco patrimonio naturalistico di Fucecchio, permette a chi ama una vacanza a contatto con la natura, di avere tante cosa da fare e da vedere.

Lungo il fiume Usciana è stato realizzato un suggestivo percorso adatto al trekking o alla mountain bike di 6 chilometri, segnalato da appostiti cartelli indicatori, che vi permetterà di ripercorrere la storia di Fucecchio e del suo territorio attraverso il passaggio sull'antica Via Francigena sul Ponte Mediceo di Cappiano fino al Padule di Fucecchio.

Il tracciato, di straordinaria bellezza, e ricco di vegetazione e fauna, percorribile in circa un'ora e mezzo a piedi e in 40 minuti in bicicletta, si snoda tra le colline delle Cerbaie, offrendo scorci mozzafiato del panorama sul padule di Fucecchio e sulla campagna toscana.

Per gli amanti del birdwatching, il Padule di Fucecchio, grazie al Centro di Ricerca, Documentazione e Promozione del Padule di Fucecchio, offre la possibilità di fare visite guidate su itinerari naturalistici alla scoperta della fauna e flora che grazie al caratteristico clima di questa parte della Toscana….

E' infatti possibile ammirare insieme a tante specie di uccelli migratori, rare piante acquatiche che qua hanno trovato il loro habitat naturale.